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Riccardo Muti torna alla Scala ed è tripudio

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Riccardo Muti
Riccardo Muti
Riccardo Muti

MILANO. 8 GIU. Dopo tanti anni di assenza Riccardo Muti rimette piede sul proscenio della Scala e fra le ovazione del teatro pieno si leva: “Bentornato a casa!” E così l’incontro organizzato per inaugurare la mostra a lui dedicata diventa un appuntamento storico. L’esposizione al Museo Teatrale della Scala aperta fino al 15 ottobre ripercorre i 19 anni della direzione artistica di Muti (1986-2005), in previsione del suo 75/o compleanno, fra racconti e immagini che descrivono momenti memorabili e la particolare empatia con autori come Mozart e Verdi.

Ma anche il Maestro Muti sembra abbia molto gradito il riconoscimento che la Scala gli ha dato (oltre ai dispiaceri che tutti conosciamo): “Il ritorno in questa sala è motivo di grande commozione, anche se sono uno di quelli che non mostra i suoi sentimenti: nel bene o nel male ho dato tanto alla Scala, alla città e quindi all’Italia”.

Ma le sue parole sono state anche altre e piuttosto polemiche verso un Italia che spesso non si occupa della cutura come dovrebbe : “In questo paese si fa spreco della parola cultura. In Corea ci sono 30 orchestre sinfoniche, mentre da noi alcune regioni non hanno neppure un teatro: è vergognoso per il paese che ha creato l’opera, la musica da camera, la terminologia musicale. Il modo in cui si suona Verdi in certi grandi teatri internazionali che prendiamo a modello fa ribrezzo, un massacro orrendo. Va difesa una certa verdianità, un’italianità della sua espressione capace di dire molto in poche note che viene scambiato per rozzezza”.

Mentre ha dedicato parole dolci verso gli “ignoranti” di musica: “State lontani dagli intenditori di musica. La musica è un rapimento, non una comprensione. Non bisogna fare terrorismo contro il pubblico innocente: lasciatelo venire a teatro come andrebbe al cinema, questa è cultura”. Coma dargli torto. Riempiamo i teatri di chi ama il teatro, se ne capisca o meno poco importa, il teatro deve emozionare questo è il suo compito.

FRANCESCA CAMPONERO

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