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Milano-Istanbul-Kiev in compagnia di una Moto Guzzi Stelvio

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Milano-Istanbul-Kiev in compagnia di una Moto Guzzi Stelvio

Un racconto di viaggio di Emanuele Clementi

MILANO. 29 SET. Emanuele Clementi è un giovane Guzzista di Legnano. Ha ventidue anni ed ha di recente lasciato il suo lavoro presso un’azienda locale per realizzare i suoi sogni. Da appassionato di moto e di viaggi ha iniziato un lungo percorso attraverso l’Europa in direzione Asia, alla ricerca della strada e delle emozioni che si trovano soltanto nel partire in sella ad una moto.

Ecco dalle sue parole trasparire la gioia e l’entusiasmo della scoperta. Ma sentiamo direttamente le sue parole:

“Perché viaggiare con una moto? Perché spostarsi su un mezzo a due ruote, costantemente in precario equilibrio, esposto alla forza e all’umore degli elementi, potendo portare con te solo qualche vestito e una tenda dove ripararti per dormire?

E perché farlo con una Moto Guzzi? Perché non scegliere un’affidabilissima giapponese o una moto teutonica dotata delle ultime tecnologie?

La mia risposta a queste domande si trova nel sorriso di un bambino turco che sale sulla mia Guzzi e gioca con la manopola dell’acceleratore; la mia risposta è nello sguardo perplesso che i doganieri hanno quando cercano di capire la marca del mio mezzo; la mia risposta è nei tramonti sul mare e nella fresca brezza che spazza i passi di montagna e ti si infila sotto al maglione

La mia risposta è “sentimento”. La mia risposta è “emozione”.

Viaggiare in moto ti permette di entrare in contatto con la gente. Il motoviaggiatore ispira sempre fiducia, affascina come il personaggio di un romanzo.

Attraversando i paesi dell’est Europa, spesso soggetti ad ingiusti pregiudizi, puoi sentire il calore della gente. Abituato alla vita di un moderno paese come l’Italia, dove spesso però non conosciamo neanche chi abita nel nostro stesso palazzo, è bello scoprire una realtà diversa. Con valori differenti e con una quotidianità dove le piccole cose assumono un’importanza diversa.

E poi c’è la Guzzi. Una moto con l’anima, una moto per l’anima. Risulta quasi difficile riuscire a spiegare il misto di emozioni che si provano quando togli il cavalletto e ingrani la prima, con il motore bicilindrico a V che ti fa ballare da destra a sinistra. Emozioni che, almeno per me, non raggiungevano neanche lontanamente la stessa intensità quando ero a bordo di un’affidabilissima moto giapponese.

Dove c’è Guzzi c’è casa, dove c’è Guzzi c’è una grande famiglia.

Ovviamente ci sono anche i momenti di difficoltà, come dover spiegare alla dogana turca, per ben 4 ore, cosa sia una Moto Guzzi. O dover attraversare la Transnistria (uno stato non riconosciuto tra Moldavia e Ucraina) e dover scendere a patti con funzionari doganali, soldati russi e tutori della legge che si ingolosiscono davanti alla possibilità di estorcere qualche spicciolo ad uno sventurato turista.

Ci sono i chilometri percorsi lungo strade polverose che ti sfibrano lentamente.

C’è il silenzio e la solitudine del viaggio. Quando i tuoi pensieri rimbombano nella testa, diventando quasi assordanti. Piano piano però riesci a metterli in ordine, un’opportunità che nella velocità della nostra vita quotidiana raramente abbiamo.

Ci sono le chiacchere davanti a una buona birra o ad un tè rigenerante. Conoscenze che ti permettono di ampliare e modificare la tua visione e le tue convinzioni.

Parlando con turchi e siriani mi sono ricreduto su quanto sapevo della situazione in Medio Oriente. Su quella che alla fine risulta essere una sporca rincorsa al denaro e al potere che ben poco ha da spartire con ideali o religioni. Una rincorsa che si lascia dietro vittime innocenti.

Sono questi i momenti che ti cambiano. Le passeggiate nel Gran Bazar e la vista della moschea Blu di Istanbul, i piovosi pomeriggi nella misteriosa Transilvania, veder sfilare colonne di carri armati vicino al confine con l’autoproclamato stato di Donetsk.

Il sorriso di una ragazza in Bulgaria e lo sguardo di un soldato in Ucraina.

L’adrenalina che ti fa battere forte il cuore tra i 90 chilometri di tornanti della Transfagarasan in Romania.

Le notti in tenda sulle coste bulgare e turche, con il rumore delle onde che ti culla verso il sonno.

Perché alla fine non sono importanti i chilometri che percorri con la tua moto, né la quantità di timbri sul passaporto o la visita all’ennesima attrazione turistica.

Sono i chilometri che percorri dentro di te, quelli che ti fanno crescere e cambiare. Quelli sono i chilometri realmente importanti.

Quindi che aspettate? Saltate a bordo della vostra Moto Guzzi e iniziate a percorrere le strade del mondo e le strade dentro di voi!!”.

Sono immagini di grande forza e bellezza quelle che ci suggerisce Emanuele. Attendiamo il suo rientro per raccontare ancora qualcosa di questo straordinario percorso. A lui auguriamo un buon viaggio e lo salutiamo con un lampeggio.

Per altri racconti, foto e video potete visitare la pagina Facebook “Spartan Guzzi”. (Foto di Emanuele Clementi)

Roberto Polleri

 

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